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Alcuni spunti sintetici

La didattica a distanza 

E’ piombata nella nostra quotidianità, in quella dei nostri alunni e in quella delle famiglie; oserei dire dell’intera società che si è dovuta muovere rispetto a questa novità inaspettata per la sua pervasività. Al di là delle difficoltà affrontate, sottolineo la necessità di non disperdere questo patrimonio di competenze acquisite in questo periodo emergenziale. Abbiamo uno strumento in più, non è da assumere in modo totalizzante come siamo stati costretti a fare in questi mesi, ma lo dobbiamo fare nostro e dobbiamo padroneggiarlo in modo sempre più sicuro: per noi, per i nostri ragazzi, per i nostri bambini. 

La valutazione

Siamo in un momento particolarmente delicato che questo quadrimestre ci ha disvelato: siamo stati costretti a reinventare la valutazione non potendo contare sulle normali modalità di “misurazione” delle performances dei nostri alunni. Rivedere le modalità di valutazione, sorpassare la valutazione fredda dei numeri e arrivare ad apprezzare il processo, le competenze, sarà la sfida futura. E’ stata aperta una breccia dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, un recente decreto ha fissato il passaggio ai giudizi “narrativi” per la scuola primaria, la pedagogia impone una rilettura aggiornata di questo aspetto. Non sarà un cammino facile, perché le resistenze sono e saranno particolarmente pertinaci.

I rapporti con le famiglie

Si sono moltiplicati apprezzamenti e ringraziamenti durante la fase della sospensione delle attività, ma anche le contestazioni. Credo che la nostra modalità di rapportarsi alle famiglie debba essere del tutto trasparente ed onesta: un’altra bella sfida sarà quella di trovare modalità efficaci di comunicare con le famiglie, con tutte, perché non si può pensare di ritrovare un’alleanza se i nostri canali di comunicazione non sono perfettamente efficaci. 

La riappropriazione del ruolo pedagogico

Anche per questi “vuoti” di comprensione, questa fase ci sollecita a riappropriarci di un ruolo pedagogico forte, a servizio delle nuove generazioni: forte perché, come detto, alcune famiglie hanno totalmente dismesso questo importante ruolo. La nostra pedagogia è l’elemento orientante per i nostri bambini e ragazzi, rappresenta la bussola per seguire il percorso che porta ad una cittadinanza attiva, consapevole, ad una personalità integrata e positiva.

Sotto questo aspetto sarà necessario prevedere una costante formazione da parte del personale scolastico che ci consenta di possedere quegli strumenti di lettura e di intervento efficace sulle situazioni, su quelle “scolastiche” e anche su quelle della quotidianità extrascolastica, anche quando è più difficoltosa la collaborazione con gli adulti di riferimento dei nostri bambini e ragazzi. 

Il tutto – ovviamente – non deve essere visto in termini di sostituzione del ruolo delle famiglie, ma di servizio ineludibile alle nuove generazioni, di servizio al nostro Paese e alle nostre comunità.

L’occasione per rivedere assetti organizzativi: nuove forme di utilizzo degli spazi, dei tempi, degli strumenti

La necessaria rivoluzione di questi mesi porta con sé prospettive nuove in termini di assetti organizzativi; al di là di quelli necessitati dalle linee guida del Comitato Tecnico Scientifico e dalle note ministeriali che potranno intervenire, c’è la possibilità di rivedere gli assetti orari, le collocazioni, l’utilizzo delle varie dotazioni. Occorre sviluppare una forte flessibilità che non mortifichi la professionalità, ma la sappia esaltare tracciando nuove modalità nel rapporto con gli alunni: le classi non saranno più il solo riferimento gruppale a cui rivolgersi, ma dovranno essere integrate con percorsi legati alle inclinazioni, ai diversi stili di apprendimento, ai progetti. Lo spazio sarà ancora quello dell’aula che dovrà tuttavia diventare sempre più polifunzionale, sfruttando il potenziale tecnologico per coinvolgere non solo chi è presente in loco, ma anche chi è in altri ambienti, producendo i setting diversificati per assecondare le metodologie didattiche scelte e favorire nuove modalità di apprendimento. La scuola, inoltre, dovrà saper valorizzare anche quei momenti che prevedono opportunità informali e non formali, estendendo il proprio tempo oltre il tempo vissuto tra le pareti scolastiche.

La rivendicazione ancor più urgente di un organico funzionale

Non se ne parla da diverso tempo, ma mai come ora sarebbe urgente riprendere in considerazione il concetto di organico funzionale: era ed è ancora una prospettiva per dare qualità alla scuola. Se le scuole potessero contare sulla professionalità necessaria per realizzare il proprio piano dell’offerta formativa e potessero contare su un numero adeguato di docenti rispetto alle necessità quantitative, sicuramente il livello di istruzione e culturale delle nuove generazioni ne trarrebbe vantaggio annullando il gap nei confronti di paesi avanzati che più volte ci viene rinfacciato da vari soggetti. Del resto la percentuale di PIL che il nostro paese investe per l’istruzione è da tempo risibile rispetto a quello di altri paesi con lo stesso livello di sviluppo. Più insegnanti, pertanto, e più formati; ma anche più personale ausiliario e personale tecnico come supporto importante alle diverse azioni da intraprendere.

Gli investimenti 

Occorre mettere in previsione un investimento importante sulle tecnologie e sulle competenze digitali: queste, oltre a favorire un’ulteriore opzione didattica, possono essere anche lo strumento per il conseguimento di una scuola per tutti, per l’abbattimento dei costi dell’istruzione per le famiglie, per il superamento di una scuola “classista”. La scelta di acquisire strumentazioni che consentano una connessione costante e diffusa tra i nostri alunni va proprio nella direzione dell’equità, della distribuzione capillare delle opportunità. Per questo occorrerà anche suggerire alle famiglie la dovuta considerazione di questo aspetto: la dotazione informatica di tutti i nostri alunni non è più un elemento opzionale. 

L’investimento sull’edilizia scolastica e il ripensamento degli ambienti dell’apprendimento sono indifferibili per ottenere un’offerta didattica, educativa e culturale di qualità, aperta alla comunità territoriale: la prima non può ridursi nell’individuazione o nella costruzione di nuovi locali, contenitori con poco significato didattico pedagogico. Occorre una costante coprogettazione  condivisa tra ente locale, personale scolastico, specialisti, pedagogisti che portino ad essere il contenitore scuola, già di per sé, un ambiente di qualità, dove privilegiare relazioni, apprendimenti diversificati, sviluppo di competenze, intelligenze multiple. 

La scelta degli arredi e la gestione polifunzionale degli spazi dovrà essere un nuovo impegno strategico: anch’esso dovrà nutrirsi di studio e formazione sulle modalità più efficaci di strutturare l’asse insegnamento/apprendimento.

Prudenza e intraprendenza

Valorizzare e conciliare le differenze sono tra nostre consolidate competenze che trasversalmente siamo in grado di incarnare quotidianamente. Nei prossimi mesi ci sarà richiesta la prudenza per tutelare la salute dell’intera comunità scolastica: occorrerà seguire le indicazioni che ci vengono suggerite e fare in modo che queste vengano percepite non come un capestro, ma come un naturale adeguamento ad una situazione che da eccezionale sta ritornando lentamente alla normalità.

Non sappiamo ancora quali saranno i limiti da imporre e a cui sottostare; probabilmente non ci verranno mai indicati in modo chiaro come risulta dalle linee guida uscite in bozza proprio qualche giorno fa e che faticano ad offrire dati certi. Dovremo essere capaci di coniugare gli aspetti della prudenza e dell’intraprendenza nel trovare soluzioni che non snaturino la scuola, che non la trasformino in una girandola di azioni confuse e poco coerenti tra loro, che ne rispettino il ruolo fondamentale di ambiente di relazioni, che ne salvaguardino la dignità di percorso significativo. L’obiettivo dovrà essere quello di arrivare a riproporre in sicurezza quegli orari e quelle routine che abbiamo dovuto abbandonare e, se è possibile, migliorarne l’impatto con tutto ciò che abbiamo acquisito (penso soprattutto alle scuole secondarie e in parte alla primaria) anche con la didattica a distanza.

Alcune note stonate dall’alto

Il reclutamento e i concorsi

La gestione del reclutamento e dei concorsi, con posizioni miste tra l’isterismo e il delirio di onnipotenza, che hanno portato a tutt’oggi a un nulla di fatto e hanno ancor più acuito il problema del precariato, potevano essere affrontate con un minimo di intelligenza anche in vista della ripresa difficile di settembre: la bella notizia è che lo sbandierato organico aggiuntivo per far fronte al nuovo avvio quando mancano 30 giorni dall’inizio della scuola non si sa ancora cosa sia. L’altrettanto sbandierata cifra di 50.000 docenti che verranno assunti a tempo determinato che può sembrare così ingente significa, per una scuola di 1500 alunni, 8 insegnanti in più da inserire in una sessantina di classi (1 per ogni 7/8 classi; 1 ogni 18/19 alunni): per chi non è avvezzo, un insegnante non copre l’orario di una classe. 

In stretta connessione: i concorsi. Quante dichiarazioni, e smentite, e precisazioni, e ulteriori correzioni. Tutto questo con un fabbisogno di docenti che non verrà sanato per l’inizio del nuovo anno scolastico. I concorsi si svolgeranno durante il corso dell’anno 2020-2021 e, sapendo le abituali lentezze delle procedure, se questa “bella addormentata” non si sveglia rischiamo di non avere i docenti neanche per il 2021-2022. Ricordo, ad esempio, che l’ultimo concorso ordinario bandito per la scuola primaria è partito nel febbraio del 2016 e si è concluso con la pubblicazione delle graduatorie nell’agosto del 2017: 18 mesi.

Gli aumenti stipendiali

Altro capitolo su cui spendere due parole è quello dell’aumento dei 100 €; si è avuto il coraggio di dire un’oscenità del genere sapendo benissimo che a quei 100 € devono essere tolti gli 80 di quel vituperato bonus sul quale in tanti hanno vomitato, per poi reintrodurlo con la mancetta per una pizza al mese. Non una parola sulla volontà di retribuire più adeguatamente i docenti, mettendo in sintonia un percorso formativo permanente con le maggiorazioni decorose di stipendio e con uno sviluppo di carriera legato ad anzianità e merito; non un’idea di riforma vera dei percorsi formativi con la valorizzazione del capitale umano e professionale all’interno alla scuola; non un segnale della percezione del fatto che la scuola non ha bisogno di dirette Facebook o di post su Instagram, ma di segnali seri e di impegno di prospettiva e non di spot elettorali.

Gli acquisti centralizzati e i suggerimenti azzardati

Che il Ministero debba affidarsi ad un esterno per capire che arredi vadano comprati per affrontare l’emergenza è poi una barzelletta: possibile che in tutto l’apparato non ci sia un dirigente capace di dare indicazioni in questo senso? qual è l’obiettivo dell’affiancamento di Arcuri? fare un acquisto con il Ministero come unica stazione appaltante? e, se è questo, possibile che la signora Azzolina, laureata (così si dice) in diritto amministrativo, non sia in grado di effettuare questa operazione o di delegarla a un suo sottoposto offrendone indicazioni di massima? Le scuole si sono già mosse per loro conto; hanno già coinvolto genitori, associazioni, enti locali, uffici tecnici, RSPP e chi più ne ha più ne metta, per avere tutte le risposte in base ai diversi scenari da affrontare. Altro che banchi e seggiole … altro che rinvii ai documenti del Comitato Tecnico Scientifico … 

Sulla stessa linea: perché affermare che la ripresa nelle classi sarebbe potuta avvenire con le pareti in plexiglass tra un alunno e l’altro per offrire maggiore sicurezza rispetto al contagio, quando si è costretti a un’imbarazzata smentita il giorno successivo, con la parallela dichiarazione di non essere stata capita (anche se il contenuto della dichiarazione era chiarissimo)? Perché fare interventi che denunciano una premura di dire qualcosa pur non sapendo cosa dire? Non è anche questa la dimostrazione di incompetenza, di irresponsabilità? E se sulla base di quelle dichiarazioni avventate le scuole si fossero mosse immediatamente per investire risorse sul plexiglass che poi non doveva essere utilizzato, cosa ne facevano di quel materiale? E di quello sperpero di risorse chi avrebbe risposto? Le scuole?

Gli altri spazi

Le dichiarazioni di ricorrere ai cinema ai teatri, ai musei come ambienti per una nuova didattica e per favorire il distanziamento degli alunni è figlia dell’ignoranza di come è organizzata una scuola e fa quasi tenerezza: in primo luogo i luoghi citati come la panacea del COVID 19 dalla ministra sono già ampiamente frequentati dagli studenti di ogni età; in secondo luogo c’è un problema di gestione dei numeri degli alunni in rapporto agli accompagnatori. Posso fare andare anche al museo o in altri luoghi metà classe alla volta, ma chi li accompagna se non ci sono il doppio degli insegnanti? quegli 8 sbandierati dell’esempio sopra si occupano a giorni alterni di 750 alunni con un rapporto di 1 a 100? Non c’è laurea in filosofia o in giurisprudenza che tenga, ma la calcolatrice va usata e con criterio prima di spararle grosse.

Il lessico scandaloso: le “classi pollaio”

Non oso pensare come si sentano i ragazzi sentendosi paragonati a polli e galline e come si sentano gli insegnanti trattati come custodi di pollai; il linguaggio mediatico si è spinto al punto da contagiare anche quello istituzionale, generando uno stile confuso e offensivo nella comunicazione, che provoca grande disorientamento. E’ urgente che la comunicazione di un ministro o di un funzionario, di qualsiasi ministro o funzionario, torni ad essere rispettosa delle persone e dei ruoli, che non si affidi a uscite sui social network prospettando scenari smentiti poche ore dopo averli affermati, che renda con termini appropriati e pensati il giusto valore della scuola e di chi ci vive dentro. 

Pur in presenza di una pluralità di alunni all’interno di un’aula non ci si troverà mai in un pollaio, neanche per modo di dire, ma in una comunità che ha una sua dignità: e la forma così inadeguata del linguaggio, spesso, nasconde la sostanza e l’apprezzamento che si ha per una determinata realtà. 

Una nota di colore fresca … sempre dall’alto

Le mascherine per i bambini

La trovata di enfatizzare le mascherine coi disegni e i personaggi dei cartoni, perché i bambini le possano accettare con più disinvoltura fa veramente tenerezza: com’è possibile che un Ministro si perda a descrivere una cosa del genere quando ben altre sono le rassicurazioni di cui hanno bisogno le famiglie e i bambini stessi?

E’ possibile che la conclusione della visita di una scuola sia caratterizzata da una dichiarazione come questa? dando invece indicazioni del tutto generiche di quanti e quali saranno gli insegnanti che seguiranno questi bambini? e per quanto tempo?

L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una macchietta che si stizzisce se le presentano le vere criticità che lei e i suoi collaboratori ed esperti esterni non hanno ancora risolto a un mese dall’inizio delle lezioni.