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Sui giornali o sui siti di informazione leggo ovunque che, per l’Italia in ripartenza, «è prevista una crescita del 5%», addirittura si parla già – come ha fatto Gentiloni – di un vero e proprio “Boom economico”. I dati sono certamente positivi e possono dare forma alla risoluzione di molte problematiche. Ma i dati rispecchiano davvero la realtà? La mia generazione ha visto troppe volte celebrare qualcosa che ancora non è mai accaduto e non vogliamo più essere vittime di una retorica tecnocratica che in passato ha dato solo vigore al populismo. Non servono numeri per osservare ciò che ci circonda: in questo Paese abbiamo dei salari e un potere d’acquisto inadeguati, le famiglie sono in estrema difficoltà, c’è rabbia oltre che sofferenza. È un bene che il Presidente Draghi stia accelerando sulla riforma fiscale perché è la prima emergenza: serve una riduzione incisiva delle tasse per lasciare più soldi nelle tasche dei cittadini e far crescere il potere d’acquisto. In questo senso va l’importantissimo lavoro svolto in questi mesi dalle Commissioni Finanze di Camera e Senato, la prima presieduta dall’On. Luigi Marattin. Ora i campanelli d’allarme sono tanti a partire dai rincari sui beni di consumo e anche sulle materie prime come denunciato dalle parole di Gabriele Buia presidente di Ance per La Verità: «Abbiamo i soldi del Recovery e le richieste con il 110% ma le imprese sono al palo – ha affermato il presidente di Ance -.
Per non parlare dell’impatto sulle imprese stesse: dalle materie prime ai listini prezzi, i rincari diventano inflazione». Ancora Ermete Realacci in un’intervista, nei giorni della Green Week, alla Gazzetta di Parma ha sottolineato: «Il nostro compito è capire se il sistema Paese è pronto per utilizzare i fondi del PNRR , se sbagliamo l’analisi sarà un disastro». In questa prospettiva è chiaro che non siamo nel Boom economico e che i problemi sono enormi. Il populismo si sconfigge con risposte concrete ai problemi quotidiani delle persone, solo così il governo Draghi potrà essere decisivo per ricostruire la fiducia dei cittadini in questo Paese e nelle nostre istituzioni.

One Reply to “I DATI ECONOMICI NON SONO L’ECONOMIA REALE”

  1. Si anch io preferirei piu cautela. Parlare di boom economico quando gran parte delle famiglie faticano ad arrivare a fine mese..e troppe stanmo tirando avanti con gli ammortizzatori sociali vivendo con la paura dei licenziamenti che presto metteranno in crisi migliaia di operai. Aziende che trovano tutti gli escamotage per non assumere con contratti decenti e duraturi perchè il costo del lavoratore è troppo elevato..e lui stesso ha un potere d acquisto sempre più striminzito. Prima di parlare di boom..sarebbe bene affrontare e risolvere tutte queste questioni. Anche Berlusconi parlava di ristoranti pieni e vacanze a tutto esaurito..nascondendo una crisi epocale senza precedenti. Non ripetiamo quell errore. Non con Draghi. Facciano una riforma del fisco equa che davvero metta d accordo una volta per tutte titolari e dipendenti. Il Paese ha bisogno di entrambi e di un fisco piu sostenibile per tutti.

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