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La pandemia da Coronavirus è una enorme e durissima piaga sociale. Ristoratori, albergatori e professionisti di vario genere sono in ginocchio e ridotti allo stremo. Anche i professionisti della cultura e dello spettacolo vivono le stesse problematiche e anche loro ricevono, giustamente, come gli altri una diffusa sensibilizzazione mediatica su quelle che sono le loro necessità primarie.
I ricercatori e gli studenti universitari ricevono lo stesso trattamento? La domanda è palesemente retorica e cela dietro di sé una sconsolata risposta negativa. Da Marzo 2020 infatti le Università sono rimaste chiuse o aperte solo sporadicamente e con loro anche i servizi che esse offrivano come biblioteche e spazi di studio. Biblioteche, Archivi o “terzi spazi” dedicati allo studio sono ormai infrequentabili con la dovuta assiduità che una ricerca seria merita e questo vale per i luoghi universitari come per quelli pubblici che, a maggior ragione, svolgono un ruolo fondamentale per l’educazione dei cittadini.
Sono sicuramente in pochi quelli che si sono resi conto del disagio causato dalle chiusure di questi luoghi ma, per quelle persone, le difficoltà sono state notevoli. Reperire un libro o un documento era quasi impossibile, una volta reperito non era possibile portarlo a casa per consultarlo con attenzione e il tutto accade in un paese come il nostro che è ancora notevolmente indietro per quanto riguarda la digitalizzazione documentaristica degli archivi.
I “terzi spazi” di studio sono quindi luoghi di prima necessità per i ricercatori.
Questi enti devono poter garantire i loro servizi in quanto possiedono luoghi e spazi, al chiuso come all’aperto, che possono essere tranquillamente gestiti in modo tale da evitare assembramenti e non velocizzare la diffusione del virus grazie alla possibilità di fruizione tramite prenotazione, possibile ad ora solo in zona Gialla, che permette un adeguato distanziamento e alla possibilità pacifica di indossare i dispositivi di protezione durante lo studio. Insomma, è possibile riaprire in sicurezza ed è per questo motivo che non si può condividere la linea del governo su questo tema e che occorre farsi sentire per riaprire questi luoghi di sapere e di ricerca al più presto perché un paese è vivo tanto quanto è viva la sua ricerca e la sua capacità di educare.
Riaprire le Biblioteche, gli Archivi e gli spazi di studio è per noi una priorità che è stata ignorata dalla nostra classe dirigente ma ora finalmente, grazie al Governo Draghi, questa istanza è stata presa in considerazione dalla politica e con le ultime misure di alleggerimento si inizia a vedere la luce anche per noi studenti e ricercatori.
Il ritardo è stato pesante e gravoso, era necessario un cambio di passo che ponesse come priorità anche il lavoro e lo studio in ambito umanistico. Come detto poco fa il ritardo c’è stato ed è stato colpevole ma ora è il momento di guardare avanti e di dare una visione politica seria e attuale per quanto riguarda la cultura e la ricerca umanistica.

One Reply to “Governo Draghi, un cambio di passo per chi studia e fa ricerca.”

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