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Domenico Cacopardo editoriale della Gazzetta di Parma 23/12/2020

Che il clima politico stesse mutando lo si era capito già domenica sera. La drammatizzazione dei discorsi di Matteo Renzi s’era attenuata, sintomo questo che stavamo entrando in una nuova fase della verifica

Ieri, l’incontro tra il premier Conte e il ministro dell’economia Gualtieri con la delegazione di Italia viva, presieduta da Teresa Bellanova, s’è concluso in modo interlocutorio: il premier rinuncerà alla pretoriana e personale «task force incaricata di dirigere l’attuazione del «Recovery plan» e Italia viva non uscirà da governo e maggioranza in attesa di una convincente soluzione della questione, sempre più urgente, della definizione degli obiettivi del Plan italiano e dei suoi strumenti dei suoi controlli (di gestione).

È possibile che, alla fine, un piccolo rimpasto si tenti (che si realizzi è un altro discorso, visto che l’equilibrio è molto, troppo instabile).

Di fondo, rimangono tante questioni e irrisolte, la prima delle quali è proprio il Recovery Plan.

Ora vedremo nei prossimi giorni se Giuseppe Conte riuscirà a mettere su carta qualcosa di coerente rispetto alla visione dell’Unione europea, e di significativo per quel rilancio economico da cui dipende il nostro futuro. In questo cruciale capitolo va inserito il Mes sanitario.

Per valutare quanto sta accadendo, ci vuole equilibrio, visto che l’operazione Renzi, la manifestazione cioè di un profondo disagio nei confronti del governo e del suoi metodi, era stata sino all’ultima condivisa da Pd e da buona parte dei 5Stelle Poi, l’atteggiamento duro e un po’ guascone di Renzi, che aveva preso in mano il bandolo delle contestazioni, ha fatto temere alla debole segreteria Pd e ai capi grillini un’evoluzione della crisi (mancata) fuori dal loro controllo, con l’acquisizione da parte del leader di Italia Viva della posizione di principale protagonista. Il che spiega l’improvvisa marcia indietro dei due partiti maggiori (nella coalizione) e una campagna anti-Renzi ben orchestrata, con il corollario di finte indiscrezioni su un Quirinale pronto o quasi a sciogliere il Parlamento e a indire nuove elezioni. Perciò, dopo una totale e, apparentemente, irrimediabile critica del governo, dovremo accontentarci di una correzione di rotta sul Recovery fund. Che sarebbe un bel risultato, tutto da vedere, tutto da scoprire. È peraltro, sbagliato illudersi il governo non ha respiro né idee. I pannicelli caldi che ha dispensato e dispensa a destra e a manca si sono raffreddati. Il mondo del lavoro non puo più aspettare.

DOMENICO CACOPARDO

www.cacogardo.it

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